Wednesday, 29 July 2009

Buy-ology

di Martin Lindstrom

Tipica "sola da buona copertina": "preparati a cambiare idea su tutto", recita la citazione dallo Spectator, ed é chiaro che partendo cosí in alto l'unica uscita possibile é la delusione...

Ma Martin Lindstrom ci mette del suo: esempi un po' troppo datati (ancora la Guida-Michelin-che-é-stata-fatta-per-far-viaggiare-la-gente-e-consumare-piú-pneumatici?), malcelati sensi di colpa (lui lavora per i persuasori occulti, ed é inutile che cerca di convincere il lettore che fa esperimenti di neuromarketing per il progresso dell'umanitá) e qualche salto concettuale davvero estremo (il logo é morto, si affretta a dire sulla base di un esperimento nell'anomalo mercato ultraregolato delle sigarette).

Ci sono pagine interessanto di esempi un po' piú attuali, e lo stile non é male, ma non c'é abbastanza sostanza per soddisfare e resta la sensazione di essere stati fregati (forse dal giallo acceso della busta in copertina???).

Friday, 24 July 2009

Free

di Chris Anderson

Cominciamo da dove comincia Chris Anderson: qui si parla di free "gratis" e non di free "libero", e di come la diminuzione del costo dei tre "cavalieri della zerosfera" (storage, bandwidth e processing) stia trascinando internet verso il costo marginale zero (e quindi il "prezzo zero": free, appunto).

La tesi del libro? Il futuro dell'economia sará far soldi attorno al gratis, in un modo o nell'altro. Alcuni dei modi saranno tradizionali (dai campioni ai 3 per 2), altri un po' piú moderni (il freemium), altri ancora da scoprire ed esplorare. Se hai qualcosa da vendere, l'invito di Anderson é pensare da subito a cosa potrai regalare.

É evidente che alla fine qualcuno deve pagare: "gratis" - cosí finisce il libro: non leggete oltre se non volete ronivarvi la sorpresa - "puó essere il miglior prezzo, ma non l'unico" - da qualche parte il soldo deve venir fuori. Ma con internet le possibilitá sono enormi, le strategie nuove e gli esempi giá interessanti.

"Free" non é imprescindibile come "The Long Tail": é ben scritto, interessante, a tratti (rari) sorpredente, ma manca l'epifania, il modello originale e completo che ti fa capire fino in fondo un evento rivoluzionario che intuivi ma stentavi ad inquadrare. E poi, tre citazioni di WALL-E sono davvero troppe...

Monday, 20 July 2009

Tuesday, 14 July 2009

Nos dejó el tren

di Gustavo Pérez Ángel

Gustavo Pérez Ángel mi incuriosisce fin dall'esordio, con la sua analisi comparata del detto popolare: in Colombia si dice "nos dejó el tren", invece di "abbiamo perso il treno" - la colpa quindi non é nostra (come in "noi abbiamo perso") ma del treno (che "ci ha lasciato"). Mi trovo d'accordo anche con una delle idee di fondo del libro, ovvero che la povertá ed il (relativo) sottosviluppo colombiano non siano solo "colpa dell'impero" ma anche della classe dirigente, che non é (e non é stata) all'altezza della responsabilitá di guidare un paese.

Ed inizia quindi la storia delle ferrovie in Colombia, una storia che comincia tardi e finisce male, tra furbi intermediari, politici corrotti (ma Pérez Ángel si guarda bene dall'affermarlo esplicitamente), miopia imprenditoriale e guerre civili tanto frequenti da far parte di ogni decennio dall'indipendenza ad oggi...

Per caritá, ci sono anche le storie di successo: la funicolare tra Manizales e Mariquita che fa esplodere il mercato del caffé; lo sviluppo di Cúcuta e dei suoi lungimiranti cittadini, i primi a costruire una strada ferrata con tecnologia e capitali colombiani; il sacrificio e l'impegno dei tanti pionieri, costretti a vincere pendenze, climi ed ostacoli fuori dal comune.

Ma in complesso resta un sapore amaro, di occasione perduta - ed ancor piú se si legge il capitolo dedicato alle ferrovie nordamericane! Un bel libro.

Wednesday, 1 July 2009

La burbuja que hundió a Colombia

Il libro della UNEB (Unión Nacional de Empleados Bancarios) riunisce tre saggi sulle radici economiche ed istituzionali della crisi colombiana di fine anni '90 (non della crisi attuale che - coem sappiamo - ancora non é nemmeno scoppiata, ufficialmente...).

Si parla di globalizzazione finanziaria, di indipendenza della Banca Centrale e della necessitá di un politica di sostegno finanziario ("fomento") all'industria locale, ed il messaggio comune é il rifiuto del modello neoliberale e del Consenso di Washington.

Peccato che gli autori (non identificati) si prendano un po' troppo sul serio e non facciano alcuno sforzo divulgativo, cadendo spesso nella trappola del "pamphlet" accademico, incapace di comunicare con chi fin dall'inizio non sia giá d'accordo con chi scrive...

Il libro - scannerizzato in maniera rudimentale - può essere scaricato qui.