Wednesday, 7 October 2009

The spoilt generation

di Aric Sigman

Immaginavo che il Dottor Sigman avesse inteso lo "spoilt" nel titolo come "viziato" e non come "rovinato" - ma dopo aver letto l'ultimo capitolo non sono più tanto sicuro...

Che impatto ha sui bambini la marea di cambiamenti sociali che ha travolto la famiglia? Vedere più TV che "volti umani" é solo una triste condizione o ha anche un impatto sullo sviluppo? Passar tempo con la mamma é meglio, peggio o lo stesso che stare al daycare? "Fare la voce grossa" ha anche un significato evolutivo profondo?

"Per la prima volta nella storia dell'uomo, la maggior parte delle storie raccontate ai bambini non vengono dai genitori, dai nonni o dalla chiesa, ma da corporazioni lontane che vogliono venderci qualcosa". Basta questo concetto per chiarire che - davvero - stavolta qualcosa é cambiato, ed i nostri figli vivono in un mondo diverso; e non cito neppure gli universi virtuali dei "social network"...

Mi piace l'idea di fondo: educare i propri figli é un'attività sociale, che deve prepararli alla convivenza ed alla condivisione - non solo alla soddisfazione dei desideri od alla realizzazione dei sogni personali. E apprezzo l'approccio non politically correct: é chiaro che il Sigman non intende conquistare i voti o l'audience di gruppi come le mamme che lavorano, i separati e divorziati o una maggioranza dei genitori inglesi ed americani... Ha anche le idee chiare su come certi sviluppi sociali siano dovuti non al "comune sentire" ma al "dirottamento" di certi temi, che accade quando una minoranza fortemente motivata orienta le politiche sulla questione che gli interessa - e che per alla stragrande maggioranza delle persone non sembrava neppure un problema. Perché - ad esempio - in certi paesi sculacciare un bambino é un reato punibile con la galera? In che momento abbiamo dato credito all'argomento che vede nel buffetto il primo passo verso la violenza familiare?

Un bel libro - importante anche per i non genitori, perché anche a loro toccherà convivere con i figli degli altri...

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